Viaggi e Cultura in giro per il mondo
Gli sposi indossano corone e bracciali di fiori, mentre canti e musiche di conchiglie, flauti e tamburi allietano la cerimonia di 45 minuti che si svolge con rituale Maya sull’isola di Holbox, in Messico: è una delle proposte di Quiiky per un viaggio di nozze alternativo in una destinazione “gay friendly”. Il tour operator romano si è specializzato da tre anni nel turismo gay. 
Attualmente le coppie omosessuali possono sposarsi in Belgio, Spagna, Canada, Sudafrica, Norvegia, Nepal, alle Isole Vergini americane e in quattro Stati USA (Massachusetts, Connecticut, Iowa e Vermont).
Ma in quasi tutti questi Paesi è possibile accedere al matrimonio solo se uno dei due coniugi ha la residenza o la cittadinanza. Invece in Canada e nel Massachusetts il matrimonio viene considerato un diritto universale che non può essere negato a chiunque ne faccia richiesta: per richiedere la licenza matrimoniale è quindi sufficiente fornire i dati anagrafici, lo stato civile, la residenza, la confessione religiosa, ed espletare le poche pratiche richieste. In particolare, il Massachusetts richiede anche una visita medica e un impegno di mutua assistenza estesa anche ad eventuali figli di uno dei due contraenti.
E dallo scorso gennaio le coppie omosessuali, gay o lesbiche, possono legalizzare la loro unione anche in Austria. A Vienna per di più è possibile festeggiare alla grande, scegliendo per la cerimonia addirittura tra 36 location di prestigio: un museo come l’Albertina, la ruota panoramica del Prater, o una ex residenza imperiale come l’Hofburg o Schonbrunn.
Oppure ci si può limitare a registrare l’unione presso l’ufficio competente: è sufficiente presentare un certificato di residenza all’estero e un certificato attestante lo stato di famiglia. Inoltre, se non si ha una conoscenza sufficiente della lingua tedesca, è necessario ricorrere a un interprete.